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Chiese e Cripte nel Salento

Intanto i primi cristiani, e il più autorevole fu S. Pietro che approdò, secondo la leggenda, a Leuca, cominciano a edificare i loro luoghi di culto: a Giuliano, immediatamente fuori l'abitato, ci sono notevoli ruderi di una chiesa paleocristiana, mentre a Casaranello, sorge la chiesa di S. Maria della Croce, poi ampliata, nella quale, sulla volta del presbiterio e della cupola, si conservano i bei mosaici del V secolo. La presenza e la frequentazione secolare delle popolazioni orientali e i contatti continui con la Grecia, lasciano comunque spazio notevole alla chiesa d'Oriente, e Otranto, quasi naturalmente, diviene, per la sua posizione geografica, referente di quella di Bisanzio, che qui stabilisce la propria roccaforte essendo sede del Metropolita, e cerniera tra Oriente e Occidente.

Quando i cattolicissimi Normanni, subito dopo i Mille, conquistano tutta la Puglia e scendono verso il sud della regione, non poche attenzioni prestano ad Oriente che sanno essere città greco-bizantina. Con la lungimiranza che li distingueva agirono, inserendosi nel Salento, con grande abilità. Non solo lasciarono che il rito greco continuasse (nel Salento finirà nel 1600) ma sostennero e finanziarono la più grande iniziativa politico-religiosa che si potesse a quel tempo immaginare, la scuola di Casole.

Quando l'imperatore bizantino Leone III l'Isaurico (714 - 741) decide, tra le polemiche, il divieto delle rappresentazioni sacre nei luoghi di culto e la distruzione di quelle esistenti, legioni di monaci fuggono verso l'Italia meridionale per sottrarsi alle persecuzioni. Nella gran parte si dirigono verso la Sicilia, poi, con la conquista araba dell'isola, quegli stessi monaci risalgono la penisola, vanno in Calabria, in Lucania, a Matera soprattutto, e nella Puglia tarantina. Alcuni quasi certamente raggiungeranno anche le nostre contrade.

Il Mezzogiorno d'Italia era luogo ideale per continuare a pregare, e il Salento, dove la lingua, gli usi e i costumi eran loro molto congeniali, divenne la loro patria: scavarono cripte, elevarono templi, crearono cenobi. Fu così che, intorno al Mille, si sviluppa una vera e propria civiltà, in parte anche in rupe, (di qui la cosiddetta civiltà rupestre), che oggi può ammirarsi visitando quanto d'essa è rimasto, e non è certamente poco nonostante le devastazioni, nella Valle delle Memorie e nella chiesetta di S. Pietro a Otranto; nella cripta delle Ss. Marina e Cristina a CArpignano Salentino, con alcuni affreschi datati e firmati (Cristo Pantocratore e l'Annunciazione, del 959 di Teofilato, Cristo in trono, del 1020 di Eustazio); nella cripta di Cursi, dedicata a S. Nicola; nella chiesetta di S. Stefano a Soleto; nella cripta di Madonna della Grotts ad Ortelle; in quella della Coelimanna a Supersano e della Favana a Veglia, dove, in entrambe, vi sono iscrizioni dedicatorie in greco e latino; nelle cripte di S. Salvatore a Giurdignano e in quella di S. Stefano a Vaste, entrambe molto interessanti dal punto di vista architettonico più che per quel che resta degli affreschi, interamente scavate nella roccia tufacea.

Oppure osservando gli affreschi di S. Maria degli Angeli nel Museo delle cripte a Poggiardo; o raggiungendo la chiesetta di S. Mauro ad Alezio, vicino Gallipoli, isolata e svettante sull'arida, alta roccia della collina; o guardando quanto è rimasto della chiesa di S. Marina a Muro Leccese, etc.

E intanto si edificano, con la penetrazione della chiesa latina, le prime chiese di forma longitudinale. A Casaranello, ad esempio, la chiesa di S. Maria della Croce, viene ampliata e "allungata" realizzando tre navate voltate a botte.

Ma dal periodo medievale non poche sono le testimonianze religiose che si possono ammirare un po' dappertutto: a volte si tratta di piccoli complessi, ma non mancano le grandi stupefacenti fabbriche che si fanno tuttora ammirare per la bellezza.

Arrivando nel Salento dalla provinciale che unisce Brindisi a Lecce, superato San Pietro Vernotico, in territorio di Squinzano, si devii per S. Maria di Cerrate, un bel  complesso abbaziale, fondato nel XII secolo da Tancredi o da Boemondo, sorto laddove ci doveva essere già una qualche presenza di calogeri greci, nel mezzo vi è una chiesetta romanica, a tre navate, divisa da colonne con ampie campate affrescate, con intorno gli ambienti nei quali vivevano i monaci che avrebbero gestito un ingente patrimonio terriero. Non mancano ovviamente il pozzo, con una vera rialzata sormontata da quattro colonne e un architrave,ben piantato negli ampi spazi disponibili; i frantoi, di cui ipogei, e spazi coperti a piano terra, con un altro trappeto con grandi vasche e ruote per la molitura delle olive, oggi sede del Museo delle Tradizioni Popolari Salentine, dove sono conservati due grandi affreschi, l'Annunciazione e la Morte della Vergine, entrambi cinquecenteschi, staccati dalle pareti interne della chiesa che pur conserva, ancora, su quelle laterali varie pitture a fresco e, nel catino centrale, l'Ascensore.

Il ciborio, sorretto da quattro colonne con capitelli, ha un architrave con incisi i nomi dell'autore e dell'igumeno, rispettivamente, Tafuro e Simeone.

Molto bella la loggetta del XII secolo che si appoggia alla navata di sinistra della chiesa: è coperta da un tetto spiovente retto da 24 colonne, alcune a fusto cilindrico, altre ottagonale, terminati con bei capitelli. La loggetta si affaccia sullo spazio ove si conserva tuttora l'elegante pozzetto.

Ancora più a sud, scendendo verso Lecce, ma in territorio di Surbo, la chiesetta di S. Maria d'Aurìo, del XII sec., che per molti aspetti somiglia a quella di Cerrate con il suo bel portale ora purtroppo molto degradato. A lato della chiesa un ambiente con volta a botte che doveva servire da sagrestia. Secondo alcuni studiosi, anche questa chiesa sarebbe sorta su preesistenze bizantine.

Ma di chiese romaniche ne troviamo a Taurisano, con la trecentesca S. Maria della Strada; a Galatina, con S. Caterina d'Alessandria; a San Cesario, a due passi dal capoluogo, con la chiesa dedicata a S. Giovanni Evangelista.

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