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San Cataldo è
così nominata perché Cataldo, un monaco irlandese, in un suo viaggio
in Terra Santa dovette attraversare l'Italia per poi dirigersi verso
Gerusalemme. E' sul tragitto del ritorno, prima di giungere nel mar
Ionio, che le imbarcazioni su cui viaggiava il monaco naufragarono,
nei pressi di Porto Adriano. L'uomo si salvò solo per miracolo. Dopo
essersi rimesso riprese il suo cammino verso Taranto, da quel
momento Porto Adriano venne rinominato San Cataldo.
Caratteristiche della costa San Cataldo
In questo tratto di litorale Salentino la costa è bassa, e la
spiaggia di sabbia bianca si alterna alla roccia. Il mare qui è
pescosissimo, non ci sono particolari attrazioni paesaggistiche,
salvo una fitta pineta che giunge a ridosso del mare. I fondali non
superano mai i 4 m. di profondità, le piccole anse sabbiose sono
ricoperte di pini e rigogliosi eucalipti. Interessanti invece sono i
ruderi sommersi: i resti dell’antico porto romano (porto Adriano) e
la cosiddetta “chiesa sommersa”. Si tratta di blocchi di pietra che
si allungano in mare per decine di metri. Ci sono ancora le
colonnine di ormeggio dell’antico porto, fatte di marmo e granito.
Oggi un piccolo porto e un cantiere per le riparazioni consentono
l'ormeggio di piccole imbarcazioni turistiche. A circa 3 km l’oasi
naturale delle Cesine.
Come si arriva
a San Cataldo
In automobile: autostrada fino a Bari - superstrada SS 16
fino a Lecce, via del mare fino a San Cataldo.
In treno: stazione ferroviaria di Lecce, da qui in poi
consigliamo di visitare il sito Salentointrenoebus.it iniziativa
della amministrazione provinciale di Lecce allo scopo di agevolare
nei mesi estivi gli spostamenti (il servizio termina in genere nelle
prime settimane di settembre).
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